CALA DELL'INFERNO

Nonostante il nome, è uno dei luoghi più attraenti ed interessanti della costa, che degnamente conclude, quasi come un'ultima pennellata, la Pittéra. È ben riconoscibile dalla grande bocca della cavità aperta sulla sinistra, che la fantasia popolare ha denominato Grotta dell'Inferno, anzi, in gergo, Grotta ru Mbiernu, ma invano si cercherebbe il varco per il mondo sotterraneo. È invece una cavità assai amena, alta all'imboccatura una dozzina di metri, poco profonda e perciò luminosa: vi si entra facilmente a nuoto, essendo aperta direttamente sull'acqua. All'estremo dell'anfratto sommerso sgorga una polla d'acqua dolce.
AI centro della cala una piccola spiaggia sassosa e, una ventina di metri a dritta, un altro gioiello di questo litorale, pressoché ignoto ai più e privo di nome, che indichiamo come Grotta della Finestra. L'ingresso è costituito da un'apertura che si alza per un paio di metri sul pelo dell'acqua ed ha un pescaggio equivalente: di qui si accede ad una stretta navata lunga una dozzina di metri comunicante con un grande vano, la cui volta si eleva rapidamente sino a sfondare la parete del monte con una grande finestra solare, da cui la luce penetra a fiotti, creando una gran macchia di luce al centro della grotta. Sul fondo, un breve, nitidissimo terrazzino ghiaioso. Il colore dell'acqua cristallina, cangiante dal blu intenso al verde chiaro, le belle colate calcaree di un tenue rosato, i giochi di luce, i riflessi, le trasparenze nulla hanno da invidiare alle più grandi e celebrate "grotte azzurre".
Al di là della Cala dell'Inferno una breve bastionata termina con i pinnacoli dolomitici della Punta dell'Omo, così chiamata, perché a chi guardi da lontano, nelle particolari condizioni di luce e di ombre dell'alba o dell'imbrunire, sembra di scorgere una sagoma umana ritta all'estremità della Punta, null'altro che un rocchio dalla bizzarra forma.
Oltre la Punta si distende la grande Spiaggia dei Gabbiani.

 

(Testo: Da Scario agli infreschi. Guida ad una costa dolomitica - L. Colombo, A. Guzzo)